Romeo Michelotto

L'arte come enigma
di Emanuela Mazzotti

Nella vicenda artistica di Michelotto la scuola è il mondo contemporaneo,la cui sovrabbondanza di stimoli si rileva nei lavori come una stratificazione evidente anche nell'uso polimaterico del colore così come nella pluralità dei temi e delle variazioni stilistiche. Le immagini, composte e multiformi si offronoalla percezione in una vera e propria simultanetà tipica del sistema mediatico, riproducendone volutamente la banalità seriale, in altri casi risolta con una profondità ed un coinvolgimento pari a quello prodotto dall'ascolto di un brano musicale.
Figlio di una generazione nutrita di immagini televisive e di fumetti d'autore, l'artista connotato da una voracità nei confronti della fruizione delle immagini e contaminando l'arte con elementi tratti da fonti eterogenee, fa confluire nel proprio lavoro aspetti e caratteri colti e altri tratti dalla strada in un mix compendiario che è espressione di storie differenti. La tela , il supporto e le cornici, spesso costituiti da materiali più volte utilizzati come fossero oggetti di recupero, contribuiscono a questa sovrapposizione di senso e di materia. Onnivoro nell'appropriami degli stimoli visivi e dei rapporti forma - colore, pronto ad intercettare il corto circuito tra senso e non senso, l'artista individua un suo codice fatto di pittogrammi, acce, intarsi, giochi geometrici. Le immagini multiformi si offrono alla percezione con l'effetto e la simultaneità propri della sovraesposizione mediatica svelando una superficialità e al tempo stesso una rotondità disarmanti. Lontano dalle radici di una cultura del "primitivo" che attraverso una pseudo semplicità di segno e incisività di forma ha attraversato il Novecento, Michelotto si riconosce piuttosto in quegli artisti che hanno saputo andare alla ricerca nella gestualità di una esperienza aurorale, una magica assenza, un'avventura onirica e allucinata, una follia che trova in alcuni personaggi mitici come Basquiat o Dubuffet i suoi epigoni.
Potremmo dire che il risultato di questa operazione estetica consiste nel minare le certezze che ognuno di noi ha accumulato nel corso del tempo sulla condizione dell'artista e sullo scopo dell'arte. Privilegiare un significato come attributo necessario sotteso ad ogni operazione artistica, considerare l'artista come un guru o comunque un intellettuale che possiede il "segreto", l'alchimia, è convenzione comune. Qui, al contrario sembra che tutto venga messo in discussione: i temi, le tecniche e i materiali,la stessa posizione demiurgica dell'artista, perfino l'esito finale: fino alla fine il risultato è incerto e l'artista dichiara di non sapere dove lo porterà quella sua pittura. Parla dell'arte come di un bisogno istintivo e primario, non meno forte e necessario del bisogno del cibo, crede che ogni essere umano sia potenzialmente un creatore a patto di poter sentire parlare il proprio corpo, in un'accezione di arte come espressione libera e fuori da ogni schema culturale preesistente. Si può obiettare che molti altri hanno percorso la stessa strada ma Michelotto distrugge radicalmente le relazioni tra forma, soggetto, oggetto e senso. E' in questo clima, in questa posizione appartata di apparente regressione a ciò che lo lega alle radici più profonde dell'esistenza che l'artista trova consonanza con una schiera anonima di artisti irregolari o folli che sono stati campioni di un'arte vergine, creatori di registri espressivi inediti e originali.
Malgrado nell'opera di Michelotto sia riconoscibile una certa unità linguistica, tuttavia il suo lavoro si fraziona in capitoli che corrispondono ad altrettante fasi di presa di coscienza del lavoro d'artista come di un lavoro costruito sulla gestualità ma anche sul bisogno di affinare le tecniche. Si vedano ad esempio i soggetti definiti non a caso" senza titolo" contraddistinti solo dall'anno di realizzazione, dove un segno che si riduce a schema ripetitivo individua l'alienazione umana rappresa in ideogrammi polimorfi che si condensano in grovigli inestricabili che solo leggi insondabili regolano e organizzano in linguaggio. Per ogni sperimentatore rigoroso anche gli strumenti sono oggetto di sperimentazione: infatti essi non fanno che prolungare e rendere più chiaro il gesto del braccio e della mano che li manovra. L'azione che chiamiamo istintiva non è casuale, dipende da esigenze e impulsi profondi. E' una prima formulazione spaziale, la versione di sensazioni tattili in immagini visibili.
Romeo Michelotto vive e lavora a Padova.

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